Il costruttore Solness

Qualcuno scrive una storia.
Qualcuno la mette in scena.
Il pubblico e gli attori sono lì, presenti gli uni agli altri e questo crea un’altra storia ancora.
Esci da teatro e ascolti tante storie diverse, perché ciascuno legge, ascolta, sente in un modo che è unico e irripetibile. Anche quando la storia è la stessa, e tocca corde universali.
Io stasera ho assistito intanto alla contemporaneità di un lavoro scritto alla fine dell’800. A un uomo di 85 anni che ancora ha la voglia di mettersi in gioco e che ha un modo di stare sul palco che ti fa scordare dopo un secondo l’età anagrafica. A un dolore che divide la coppia, al vuoto lasciato dalla morte dei figli, cui seguono la depressione, i sensi di colpa, l’assenza di comunicazione. Alla storia di un uomo che deve la sua fortuna a una crepa e a una disgrazia, che teme il nuovo che avanza e che si chiede quanto i suoi desideri siano in grado di influenzare la realtà, al punto di plasmarla. Alla vertigine dell’ altezza, cui pure si brama, ma che porta a rovinare a terra se l’ impalcatura non è solida.
La signora di fianco a me, a giudicare da tutti i commenti che non mi ha risparmiato durante lo spettacolo, racconterebbe tutta un’altra storia.
E anche questa è la magia del teatro.

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