Le scelte che non hai fatto

Esistono scelte di vita? Esistono attimi, avvenimenti, che in qualche modo determinano la nostra esistenza, e magari indicano percorsi totalmente diversi da quelli che avremmo immaginato? Queste le domande di fondo di un libro, “Le scelte che non hai fatto”, di Maria Perosino, che mi ha accompagnato nei giorni scorsi. Il libro parte dalla ricerca delle vite che avremmo potuto vivere se avessimo scelto diversamente. Di fondo, a me sono rimaste le domande che ho scritto in apertura. Senza svelare a quali conclusioni sia giunta l’ autrice, vorrei provare a rispondere anch’ io. Scegliere signica sempre rinunciare a qualcosa, rispetto a questo non ci sono dubbi. Alcune decisioni mettono ansia, richiedono tempo, sono sofferte. Altre, come il colore della maglietta da indossare, a volte vengono prese senza quasi rendersene conto. Talvolta ci sembra che prendere una strada piuttosto che un’ altra ci possa quasi portare a diventare persone completamente diverse. Accade che poi, a distanza di anni magari, ci rendiamo conto che Sì,  siamo come siamo anche perché a quel bivio abbiamo svoltato a sinistra, ma non ci sentiamo poi così profondamente differenti rispetto a quello che eravamo prima del bivio e neanche rispetto a quello che riusciamo a immaginare saremmo diventati se avessimo girato a sinistra. E poi, davvero siamo noi a decidere tutto? O ci sono momenti in cui semplicemente la vita accade, e da quei precisi momenti, noi stessi diventiamo altro? Talvolta durante i primi colloqui i miei clienti arrivano con una sorta di racconto causa – effetto perfettamente confezionato. “Sono così perché da piccolo mi è successo questo”. Sono narrazioni vere  che contengono il pregio di tendere un filo rosso tra ciò che si era e ciò che si è.  Sono narrazioni che spesso hanno il  limite di incatenare ogni processo, annullando la possibilità di essere felici e sentirsi pienamente responsabili di se stessi. Liberi di scegliere, talvolta nonostante, talvolta grazie, alla propria storia. I racconti dei miei clienti cambiano durante la terapia, causa ed effetto non sono poi così rigidamente connessi e la narrazione di sé include non più solo quel tassello di infanzia, ma tutti gli incontri, le scelte, gli attimi, che possiamo inserire nei nodi cruciali della nostra storia. Forse quei nodi non scelgono per noi, ma dicono molto di quel che siamo. Quei non non ci cambiano, ci arricchiscono, ci rendono quel che siamo, su una linea continua, anche se talvolta li consideriamo punti tra un prima e un dopo, prima e dopo siamo sempre noi. E sicuramente, ci piace raccontarli e conservarli come assolutamente unici. E lo sono, perché sono nostri.

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