Abbiamo bisogno dell'altrui approvazione?

Abbiamo bisogno di approvazione da parte degli altri per portare a termine determinati obiettivi o per certe scelte di vita? Credo di sì,  e non credo che questo bisogno si leghi a qualsiasi “altro” presente nella nostra esistenza, ma alle figure per noi più significative, quelle che come si dice sono state interiorizzate e diventano in qualche modo le nostre coscienze, o il nostro Super – Io, se vogliamo scomodare Freud. Tendenzialmente queste voci interiori sono quelle dei nostri genitori, ma non solo. In realtà non accade che un bel giorno qualcuno si siede di fronte a noi e ci detta la tavola dei valori di vita, che da quel momento restano impressi nel nostro modo di essere e pensare; la trasmissione valoriale e di credenze rispetto alla vita non avviene solo attraverso il canale verbale, ma siamo noi che ce la costruiamo osservando, ascoltando, vivendo, giorno dopo giorno, in una determinata famiglia che a sua volta vive immersa in una certa società. Ecco. Quei valori tramandati…sono davvero i nostri? Appartengono, è vero, al nostro mondo interno, sono indubbiamente delle guide che più o meno consapevolmente seguiamo, ma li sentiamo totalmente frutto della nostra libera esperienza? Li abbiamo scelti? Credere per esempio che il mondo sia minaccioso, nasce da una nostra riflessione, figlia di un’ osservazione pura, ingenua, o arriva da lenti che indossiamo, inconsapevolmente, fin da quando siamo piccoli? “I bravi bambini non sono gelosi”,”Non si mente”,”I veri uomini non piangono”, “Ci si deve sposare prima dei venticinque anni”, “Il lavoro prima di tutto”, “Nessuno fa niente per niente”. Questi sono alcuni dei costrutti che sono scalfiti come su pietra, e con i quali spesso ci confrontiamo quando il nostro comportamento si discosta da quello che riterremmo giusto. Attenzione: la voce che ci dice che sbagliamo a questo punto non è riconoscibile come quella dei nostri genitori, ma ci sembra proprio la nostra, siamo noi a giudicarci e questo ci confonde. Alcuni valori li mettiamo platealmente in discussione da adolescenti, ma molti poi rimangono e ci andiamo a sbattere contro da adulti. Possiamo solo fare nuove esperienze e valutarle, come fanno i bambini piccoli, sulla base di come ci sentiamo. Se ci sentiamo bene, forse sono giuste per noi. Allora non sarà dell’ altrui accettazione che ci preoccuperemo, ma della nostra. Saremo noi a permetterci di seguire la voce interiore che proviene dal nostro stare bene o stare male, noi a costruire la nostra scala di valori.

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