Una canzone che "cura" gli attacchi di panico

Al primo ascolto, mi era sembrato di cogliere qualcosa di molto fine e profondo in questa canzone di Niccolò Fabi. La capacità di lasciar andare, di viaggiare con un bagaglio leggero, mi sembravano legate a quell’idea di qui ed ora che tanto spesso ci sfugge, soprattutto quando il passato diventa zavorra. Ho poi letto un suo commento a questa canzone, e ho capito che non si riferiva solo a questo, ma a tutte quelle situazioni nelle quali si sperimenta un imminente senso di morte: gli attacchi di panico (e i momenti di angoscia profonda). L’ invito a lasciar andare, in questo caso, è l’invito a non contrastare le reazioni del nostro corpo, anche se ci spaventano. Non contrastare l’angoscia, l’ansia, la paura: lasciarle fluire e, grazie a questa accettazione, riuscire a lasciarle poi andare. Perché poi, piano piano, vanno. Perché si chiamano attacchi, e per quanto possano lasciarci spossati e stanchi e spaventati, sono per l’appunto momenti.

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