Tracks. La solitudine impossibile

Domenica scorsa sono andata al cinema. Come sempre accade nella vita ho visto il film che desideravo vedere. Nel senso che tizio seduto alla mia destra e caio alla mia sinistra avranno sicuramente tratto riflessioni differenti dalle mie una volta lasciata la sala.

Questo per sottolineare che non sono certo una critica cinematografica e che non intendo dare lettura di uno dei film che ho visto, ma semplicemente voglio usarlo come spunto per le mie riflessioni di questa settimana. Il film è Tracks, la storia vera di una donna che ha attraversato il deserto australiano con la sola compagnia di quattro cammelli e un cane. Voleva stare sola, diceva, e arrivare all’ oceano. Sola non lo è stata per tutto il viaggio, perché un fotografo le faceva visita di tanto in tanto e un vecchio aborigeno l’ha accompagnata lungo un territorio sacro, che una donna non avrebbe potuto attraversare.

Ho provato un profondo senso di speranza nell’ osservare questa odissea che a tratti mi sembrava un viaggio nel deserto interiore, che tutti noi custodiamo in qualche angolo del nostro profondo. Quante volte capita di allontanare gli altri, di desiderare di essere soli o di esserlo anche nel bel mezzo di una numerosa cena di famiglia? Rifuggiamo sempre da questo deserto, oppure ci mettiamo le tende e soffriamo perché nessuno, apparentemente, ci viene a prendere.

Solo dopo averlo attraversato possiamo nuotare nell’ oceano. Come avessimo bisogno, a volte, di partire con l’essenziale e poi trovare l’Altro ed essere solo a quel punto realmente pronti ad accoglierlo, perché nel frattempo, mentre la nostra pelle si cuoceva al sole del deserto, la nostra vita ci scorreva davanti agli occhi e ce ne riappropriavamo, accogliendo finalmente l’ Altro che vive in noi. E poi, chissà, a quel punto magari ci rendiamo conto che durante il tragitto non siamo mai stati realmente soli, che l’ anziano con cui non potevamo parlare la stessa lingua ci ha comunque profondamente compresi, che abbiamo bisogno della solitudine ma anche delle relazione per vivere. Questo intendo quando dico che il film mi ha dato un senso di profonda speranza: la comprensione dei nostri bisogni esistenziali. Il punto di partenza per costruire la nostra strada.

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