Mia madre: un film "vero"

“Mia madre” è l’ ultimo film di Nanni Moretti. Ho lasciato che la storia, ed i personaggi, lasciassero un’ impressione dentro me prima di scriverne. A distanza di 24 ore, non trovo ancora parole per descrivere lo stato d’ animo lasciato dal film. Mi sono chiesta perché e la risposta credo stia nella totale immersione provata durante la proiezione. “Mia madre” è incredibilmente reale, quotidiano.  Ciascun oggetto di scena potrebbe essere stato tra le mie mani. Ogni emozione provata dagli attori potrebbe essere, o esser stata, la mia. Non sempre accade questo quando andiamo al cinema: ci sono film che “spingono” lo spettatore verso la lacrima, o la risata. In questo caso ho provato la strana sensazione di esser stata lasciata libera. Sentivo i commenti di chi sedeva dietro me e non li condividevo: guardavamo lo stesso film? Certo. E chiaro è che ogni opera dell’ uomo è passibile di interpretazione da parte di chi ne fruisce, ma in questo caso ho avuto la sensazione che ognuno potesse davvero trarne uno spunto per sé. Perché è un film sulla vita, su come reagiamo di fronte al dolore, alla malattia, ai piccoli e grandi problemi sul lavoro. E non indugia problematizzando l’ incapacità della protagonista di portare le giuste pietanzanze alla madre ricoverata, né mostra litigi col fratello che ci appare un po’ più centrato sui bisogni dell’ ammalata. Non viene da giudicare, neppure l’istrionico attore che scompiglia i ciak della regista. Si sta un po’ qua e un po’ là,  ma soprattutto si sta qui, sulle riflessioni che la morte di un genitore porta con sé,  differenti e al tempo stesso incredibilmente uguaĺi per ciascuno di noi. E allora, mi viene da dire, che più che un film sulla morte questo è un film sulla vita. Quella vita che non ci risparmia, che ci fa crescere più in un momento piuttosto che in un altro, quella vita che ci porta a sentire per anni parole che poi decidiamo noi di ascoltare tutte insieme quando siamo pronti a riceverle ed accoglierle dentro noi. E non offre consolazione, né consigli od indicazioni. E forse proprio per questo sento il vuoto doveroso di parole. Quel silenzio che talvolta è unica espressione della nostra partecipazione alla vita,  vera, dell’ Altro quando risuona profondamente dentro noi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: