L'imperfetta perfezione di un addio

Studiamo, leggiamo, fatichiamo e ci impegniamo. Siamo consapevoli dell’importanza della comunicazione, del non lasciarci alle spalle non detti che un domani potrebbero pesare come macigni. Cerchiamo la strada della chiarezza, del confronto. In quello che definiscono “il mondo perfetto” nessuno esce dalla porta senza un bagaglio di gesti e parole che gli permettano di affrontare qualunque viaggio lo porti lontano da quella che fino a poco prima è stata casa sua. Che siano amicizie, amori, rapporti di lavoro; che sia morte vera o metaforica, ogni cambiamento potrebbe essere fonte di profondi apprendimenti. E la ricerca di senso può renderci consapevoli dei mille significati di quell’incontro, e di quella rottura. Se possiamo condividere tutto questo con l’altro, magari mettendoci anche in una posizione d’ascolto, il lavoro e la fatica potrebbero risultarci più leggeri e soprattutto potremmo far esperienza di un un profondo incontro con l’altro. Ma il mondo perfetto non esiste. E probabilmente le parole non sempre possono accompagnare l’altro alla porta. Talvolta ci perdiamo, e se è vero che andando a ritroso col pensiero possiamo ricostruire i perché ed i per come, mentre ci siamo dentro è difficilissimo capire quale sarà l’esatto istante in cui la porta si chiuderà. Alcuni addii sono silenziosi, altri assordanti. Certi sono accompagnati da burocrazie, riti, scatoloni. Altri dal nulla più assoluto. Con l’era del social, nei saluti silenti, spesso si resta connessi, con l’ illusione di essere ancora legati, di sapere anche dell’altro. Anche  se in realtà tutto è cambiato rispetto a prima. Ogni addio porta con sé una ricostruzione di spazi esterni ed interni. Dentro noi la persona assume il posto del ricordo, e più siamo capaci di tenere vive le nostre contraddizioni, più ci accorgeremo che nella terra della memoria coesistono immagini che insieme sembrano cozzare e invece sono semplicemente la nostra profonda realtà. Talvolta la ricerca di senso non porta da nessuna parte, non quella condivisa almeno. E l’altro porta con sé le sue ragioni, il suo dolore o il suo sollievo; senza sapere nulla di quel che sentiamo noi. Forse può intuirlo, però. Se l’incontro è stato autentico, se le intimità si sono sfiorate, nella terra della memoria, affioreranno pensieri molti vicini ai nostri. Allora forse si, a volte il silenzio è vero spazio di incontro. Anche se da lontano, anche negli addii perenni. Intanto possiamo riordinare, creare spazio, spostare e sistemare il nostro piccolo mondo.

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