La cura Schopenhauer, riflessioni sul libro di Yalom

Ci sono libri che, appena li finisci, ti lasciano con un eguale senso di pieno e vuoto. La pienezza di riflessioni, sensazioni, parole ed immagini evocate dal testo. Il vuoto di quell’ immediata mancanza che in genere porta ad aver bisogno di qualche tempo prima di aprire nuovamente un libro, quasi a lasciar sedimentare piano piano tutto quel pieno che continua ad accompagnarci e a volte a farci sentire ancora le voci dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere. “La cura Schopenhauer” di Yalom  ha avuto questo effetto su di me. È un libro pieno di vita, ma anche di morte; di calda vicinanza emotiva e fredda distanza dall’Altro. C’è un analista, ed un suo ex paziente. Ci sono i membri di un gruppo d’ incontro e c’è il gruppo, che ha una sua personalità. C’è la biografia di Schopenhauer che si alterna a tutta questa vita che scorre. Ogni personaggio è alla ricerca di qualcosa ed ognuno sembra trovare se stesso nel momento in cui riesce ad incontrare autenticamente l’Altro. Se si volesse capire dal di dentro la potenza del gruppo e le infinite possibilità che esso offre a chi vi partecipa, questo sarebbe il libro giusto da leggere. Un terapeuta esce da questa lettura profondamente colpito dalla modalità dell’ analista, dai suoi rimandi sul qui ed ora, dal suo esser specchio dell’ altro da un lato e partecipante attivo e trasparente dall’ altro in tutti i processi del gruppo. Sapere, saper essere e saper fare, diceva Rogers. E in questo romanzo, quando questi tre  piani dialogano con la stessa lingua accadono cose. Solo attraverso l’ autentico incontro con l’ altro le persone sembrano fiorire, dopo aver esplorato i propri sentimenti ed aver compreso la propria modalità di entrare in relazione. Io fatico a cambiare sguardo,  il mio resta quello di una terapeuta affascinata da tutto questo, ma credo che chiunque legga questo libro non possa che restare coinvolto da questi personaggi che si raccontano attraverso il proprio modo di interagire con gli altri. E credo che chiunque, chiuso quel libro, non possa che trovare in sé un barlume di speranza per se stesso e per l’ umano universo.  Perché cambiare è possibile, se ci si lascia liberi di far entrare l’ altro dentro di noi, se l’ altro ha uno sguardo benevolo ed una trasparenza che non ce lo rende minaccioso.

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