Il viaggio sempre metafora di vita

“La vita è facile ad occhi chiusi” è un  film che secondo me merita di essere guardato solo per il titolo, sul quale già si potrebbero scrivere mille e una parola. Almeno, io ho scelto di vederlo però colpita dalle suggestioni di leggerezza e tristezza che mi suscitava.

Devo ammettere che i film che raccontano di viaggi tra persone sconosciute, che un po’ si muovono verso l’ignoto (andare per andare) e un po’ puntano a un obiettivo (andare per arrivare) mi affascinano sempre. Danno l’idea di quando si sale in treno o si sosta per qualche ora in aereoporto. E’ inevitabile osservare chi ci circonda e chiederci con quale animo stia affrontando la propria partenza, o ritorno. Forse mi portano alla memoria Ulisse, Penelope e l’Odissea. Resta il fatto che ne subisco il fascino quasi sempre.

Si dice che partire è un po’ morire e in effetto trovo sempre qualche nota malinconica nel preparare la valigia, o nel disfarla. Così come, per ogni partenza e ritorno, ci sono note leggere e di sospensione dal quotidiano che possono donare un senso di leggerezza e pace. Come in un viaggio, e nel film questo viene  espressamente detto dal professore, anche nella vita non possiamo che metter in conto gioie e dolori. Della nostra esistenzia conosciamo quasi sempre la partenza e l’arrivo chissà quando sarà e come sarà. Camminiamo, ci incontriamo, ci salutiamo, ci abbandoniamo e ci perdiamo.  E solo alla fine, come si dice, guardando dall’alto, possiamo vedere con chiarezza quale disegno, quale traccia  abbiamo lasciato. Quale sia stato il nostro senso. 

Il senso del personaggio del professore è assolutamente chiaro: lui accompagna, cresce, educa. Lui  è consapevole del bisogno di gridare AIUTO di ciascun essere umano e ha ben in mente l’importanza del fornire un supporto senza giudicare troppo il bagaglio di chi ci sta accanto.

E’ un film che lascia la malinconia delle cose belle che finiscono, ma anche la dolcezza dell’ignoto che si apre appena le porte vecchie si chiudono. Lascia la profondità dell’incontro autentico tra persone che condividono sogni, paure  e speranze. Propone una figura di professore anche fuori dall’aula, che non cerca tanto di insegnare, quanto di essere.

E se ripenso al titolo, credo sia un film che con dolcezza estrema ci invita a non chiudere gli occhi, a dirci anche che la vita non è facile, ma si può affrontare.

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