Da un libro a una triste notizia. Le sincronicità che accadono nella vita di chiunque

Due sono stati in questi giorni i temi dei quali avrei desiderato scrivere: la magia di alcuni incontri e l’ultimo libro di Yalom. “Sul lettino di Freud” è un romanzo che per certi versi ho trovato doloroso e faticoso. Forse perché svela molto del rapporto tra terapeuta e cliente, forse perché tocca il tema (a me caro) dell’ autenticità del terapeuta, forse perché tutti questi intrecci tra clienti e terapeuti e il tema forte dell’etica professionale sono argomenti che tocco con mano in questi giorni (e sempre in realtà). Magari, chi lo sa, semplicememte perché non sono solo una psicoterapeuta, ma anche un ex cliente, che convive con la consapevolezza di conoscere alcuni retroscena della terapia e e questo spesso è una sorta di impedimento a sentirsi clienti e basta, con quell’ ingenuità che talvolta, credo, renderebbe tutto più semplice.  Ad ogni modo, questo libro mi ha fatto pensare al mio ex psicoterapeuta e mi ha invogliato a scrivergli una mail, che ho salvato senza inviarla, per darmi il tempo di rileggerla. Certi legami e certi fili hanno regole ben precise, e gli atti che fuoriescono dal setting (anche se di setting ormai non si poteva parlare più), costano una fatica ed un riflessione in più. Esistono incontri (ecco l’altra tematica) che portano in sé qualcosa che ci dà la netta sensazione di aver toccato e di esser stati toccati profondamente dall’altro. Talvolta in modo così intimo e fuori dal tempo che se ci si ritrova dopo anni, tocchiamo con mano l’impressione di esserci scordati di aggiornare il calendario. Per certi versi,se l’autenticità ha accompagnato il processo terapeutico, qualcosa di simile potrebbe accedere nell’incontro con un ex terapeuta (insieme ad un lungo resoconto di quante cose siano cambiate e quante no).

Ed ecco come arrivo a stasera, e a questo blog. Il mio ex terapeuta è mancato la notte scorsa. E credo ci vorrà tempo per ascoltare una ad una tutte le emozioni che accompagneranno questo lutto, perché per quanto la malattia mi avesse preparata a questo momento,  è proprio vero che non si è mai realmente pronti. Da questa notizia sono partite varie riflessioni. Prima fra tutte la classica sensazione di accadimenti oltre lo stato di coscienza (il libro, la mail sembrano quasi giustificare quanto accaduto, quasi il pensiero si preparasse ad arrivare a lui). Non credo nel pensiero magico, ma è la scienza a dire che due sistemi che interagiscono si modificano e restano in qualche modo  legati per sempre.  Pensavo poi a come esistano accadimenti totalmente fuori dal nostro controllo, e come alcune decisioni ci possano sembrare errate alla luce di eventi come la morta di una persona alla quale sentiamo di aver taciuto cose importanti. Ma dall’altro lato, pensavo (stimolata da una cara amica ed ottima collega) che non possiamo forzare decisioni per l’ansia di quel che potrà accadere più o meno a breve.

Le parole di quella mail continuano il loro percorso col ricordo di lui che vive in me. Non riceveranno risposta, ma davvero ogni volta che ci confrontiamo con qualcuno, riusciamo davvaro ad incontrarlo e a fornire e trovare risposte? Non sempre accade, ed è proprio vero che ci sono ricerche di senso che sono solo nostre e non avvengono nella reciprocità. 

Quale che sia il senso, sono certa che ne scriverò uno. E sarà una parte importante di me. Perché quando perdiamo qualcuno ci chiediamo cosa gli abbiamo lasciato di noi e cosa lui ha lasciato a noi. E ci saranno magari rimpianti, rabbia, tristezza, gratitudine. Credo stia a noi ascoltarle tutte. E poi trovare il nostro modo di legarle insieme. E quel senso resterà in noi per sempre.

A Maurizio.

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