Anche l'eroe solitario ha bisogno dell'Altro

Lo ammetto subito: questo blog nasce dopo la visione dell’ultima puntata di Braccialetti Rossi. Ma non intendo parlare di lutto, o malattia. E la prima cosa che mi viene da dire è che, anche quando ci avviciniamo a situazioni molto lontane dalla nostra possiamo comunque sentire in noi forti risonanze e trarre, proprio grazie alla capacità di immedesimazione ed empatia di cui tutti siamo dotati (si, è vero, qualcuno meno “allenato” e portato di qualcun altro, ma tendenzialmente tutti), qualche spunto di riflessione che possiamo tranquillamente riportare nel nostro qui e ora.

La chiusura della serie mi ha fatto tornare al mito del supereroe, quell’eroe solitario che non ha bisogno di chiedere mai (uno slogan che qualche anno fa sembrava essere davvero vincente, se torniamo con la mente alla pubblicità di un profumo). Quanti si immedesimano in quel modello? Tanti, tantissimi. E se parlo al maschile, è solo per una questione linguistica, perché a dire la verità mi vengono subito in mente tantissime figure di donne che si prendono carico dei problemi di tutti: lavorano, si prendono cura dei figli, dei genitori, dei suoceri, degli amici e quando hanno bisogno di una mano non riescono proprio a chiederla.

Mi vengono in mente anche uomini che non condividono mai il peso del dolore e delle preoccupazioni che si portano dentro. Chiunque non chieda aiuto, nei momenti difficili, è un po’ un eroe solitario, che spesso piange di nascosto chiedendosi perché quando le difficoltà sono sue gli altri non le vedano neanche, mentre lui tende addirittura ad anticipare e prevenire i bisogni altrui. Sul versante opposto, le persone che non riescono a muovere un passo senza che qualcuno li guidi, li tenga per mano, si preoccupi per loro (e anche in questo caso, spesso non c’è una richiesta esplicita d’aiuto, ma modalità disfunzionali che ottengono questo risultato senza in realtà permettere di sentire la reale vicinanza dell’altro). Ecco.

Se penso a Braccialetti Rossi penso alla caduta dell’eroe solitario, all’ammissione di aver bisogno anche dell’Altro in alcuni momenti. Non di un Altro che trascini, o si sostituisca a noi. Ma che sia presente. E mi torna alla mente la definizione di famiglia come l’insieme di legami di cura e dedizione e abnegazione delle parti, perché quel gruppo di amici è una famiglia a tutti gli effetti.

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